Davanti ad una pagina bianca, davanti a tutto quello Che manca

“Sarà difficile, ma sarà come deve essere, metterò via i giochi, proverò a crescere”

Sei la solita merda! Nel mezzo di una MIA felicità quasi ALTRUI, un benessere infiltratosi nella mia vita senza dare spiegazioni o presentarsi, nel pieno di essa, riappari tu, le canzoni parlano di te, le foto che sempre volli cancellare e solo a volte salvare, ma ancora occupano spazio nella mia mente.
Sono a Firenze, sono le 3 di notte. Il tuo inizio fu con quella foto della città di Firenze, quando ancora non ti credevo pericolosa.

Mi manchi come l’aria adesso, mi manca tutto di te. Di quella me che ero con te, di un Noi che non eravamo e mai saremo state, ma mi manchiamo.
“Non volevo niente, non cercavo niente . Davanti a qualche sogno di un altro, davanti ad una centrale d’asfalto”.
Mi accorgo così che sto lentamente dimenticando quanto e quando ti amai, con quale follia, con quale pazzia amai te.

Mai vorrei scordare ciò, significherebbe poterci ricadere, poter rivivere la parte più forte e dolorosa dell’amore, la fine. Quella fine non voluta, non attesa e non gestibile.

Per non dover essere quella me mai più, per nessuno, nemmeno più per te

“A me davvero non importava, era tutto perfetto, sognare, in un letto e…..”
Forse non bisogna mai scordarsi…di quando perdi l’aria dai polmoni, perché non la senti più salire, ne entrare, uscire o passare. Tutto nel torace ti pare paralizzato e l’animo contorcersi confuso. Quando la mattina mi svegliavo con il pianto in gola, ma neppure la forza più di piangere. In stasi, con le lacrime congelate dalla paura di non poterti vedere ne sentire nemmeno quel giorno. Camminare per le vie di Pavia, ogni mattina persa e disperata fra quella nebbia; con la testa che avrei ucciso pur di non sentire solo ed esclusivamente te, ovunque andassi. Ovunque scappassi, ovunque non ti cercassi.

Sentire la tua mancanza nella presenza di chiunque, senza vedere più nulla e nessuno davanti a me.

All’inizio  “non sapevo niente, non volevo niente da te. Non pensavo a niente che non c’è. E guardavo il cielo per trovare un motivo da restituire al mondo”
Perenne assenza che si nutriva della mia speranza. Ti sei erta sulla mia fragilità, frantumando lei e me.

Ed io leggevo, leggevo ovunque e chiunque, per cercare di capire cosa stessi vivendo, per non voler credere fosse semplicemente Amore. Per combattere quel dolore sconosciuto, invasivo, perenne e violento, cercando di conoscerlo, di studiarlo e guarirlo. Attraverso i medici, gli psicoterapeuti, psicologi, psichiatri ed era tutto così tremendamente semplice e ordinario nei loro scritti il “mal d’Amore” . Le sedute, i farmaci, le lacrime, la richiesta di aiuto che imploravo negli occhi di chiunque mi desse un attimo di attenzione, cercavo nella vita di chiunque situazioni affini per poter spiegarmi a parole cosa stesse succedendo, se era possibile che un giorno anche io andassi avanti.

Gli abbracci di mamma che non era mai abbastanza;

le parole delle amiche, che non erano te

la preoccupazione di tutti, mai la tua

la presenza di chiunque, che non mi avvicinava mai a te.

Irraggiungibile, impercettibile, quasi inesistente

Era come se solo io avessi vissuto tutto, era come se solo io avessi un ricordo di quelle Noi, mai esistete nella realtà. E dover dimostrare che quel mio dolore era vivo e atroce, come una ferita aperta, sotto gli occhi della gente, che non vedendola la toccavano ignari.

Ignara di cosa provassi nel vederti altrove, nel ricevere domande di te, di noi e non poter mai aprire la bocca.

Quanto avevo ingerito, senza mai digerire, quel vomito d’amore che mi caratterizzava anche questa volta.
Com’era possibile io non trovassi spazio nel mondo con quella desolazione che provavo per te.

Pensiero fisso che mi travolgeva ogni qual volta mi concedevo un momento per me, subito diveniva un ricordo insostituibile di noi.

Non potevo metabolizzare fosse finita, per mesi sognai fossimo ancora noi, nonostante la verità.

“Io nel mio piccolo tento qualcosa, ma cambiarlo é difficile, sará difficile.

Camminerai e cadrai, ti alzerai, sempre a modo tuo. A modo tuo, vedrai a modo tuo, dondolerai, salterai, cambierai sempre a modo tuo.”

Mi accolsero le braccia di molti, troppi, nessuno era te. Nessuno anestetizzava quel dolore, nessuno metteva una pezza a quel flusso d’amore che non sapevo più dove e come indirizzare.
La guarigione avvenne quando capì che non sarei mai più guarita di te, che mi hai cambiata.

Vorrei sapere cosa mi hai fatto per la verità ? Oltre al male. Come io oggi possa essere innamorata ma sobria, come possa aver spezzato il cuore di un innocente senza nemmeno sentirmene.

Sto vendicando te? Io non vorrei altro dolore, ne dato ne ricevuto

Cosa hai fatto di me? Che amore mi hai fatto conoscere?

Come posso proseguire senza te? Autrice unica di quel mio senso di affetto/dipendenza e complicità malato, perso e confuso che nessuno potrà mai volere

“Sarà difficile lasciarti al mondo e tenere un pezzetto per me. E nel bel mezzo del tuo girotondo non poterti proteggere, sarà difficile.”
La suicida speranza che tu stessi bene, che tu cercassi me. Che avessi bisogno un decimo di quanto tu eri diventata vitale e priorità per me.
“Sarà difficile vederti da dietro, sulla strada che imboccherai. Tutti i semafori, i divieti e le code che eviterai.”
Oggi, Claudio ti amo

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5 commenti

  1. Molto bello. Mi piace come scrivi.

  2. silviadeangelis40d · · Rispondi

    E’ sempre un piacere visitare le tue pagine
    Un saluto,silvia

  3. Bello e straziante, spero che per te ci siano giorni migliori.

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