E se nella Crisi la soluzione fosse l’Amore?

Fin da piccoli ci insegnano a correre, ad andare veloce, più veloce degli altri e ad arrivare prima, essere i primi e dare il meglio, sempre e comunque, non importa quanto e cosa sacrifichi… “L’importante è partecipare” viene sovente dimenticata o rinvenuta per consolare coloro che non c’è la fanno, in verità ci viene da sempre insegnato a vincere! Ma nella vita credo davvero L’IMPORTANTE SIA PARTECIPARE e ognuno di noi lo fa già solo esistendo, ognuno abita questa terra a modo suo e partecipa all’umanità. Non era importante che dopo l’asilo avrei voluto giocare in cortile con i compagni, dovevo piuttosto frequentare le lezioni d’inglese, di chitarra e violino, perché non si può mai sapere che nella vita fossi voluta divenire Mozart….

Alle elementari dopo il rientro poco tempo per restare ai giardini fuori scuola con gli amici, per coltivare la cotta del momento con la quale programmi il futuro senza nemmeno ricordare il cognome del ragazzino del momento…era più importante e costruttivo il corso di ceramica creativa…. dove vienivamo banditi se si lanciava la creta disturbando lo svolgimento del lavoro altrui…le lezioni pomeridiane d’ inglese, quelle non mancavano mai…soddisfacente vedere come oggi raggiungo appena il livello A2; poi ancora i compiti, i ripassi, le interrogazioni prima di andare a letto ed infine danza, danza e ancora danza; ore di danza come se non avessi fatto altro l’intera giornata

E non aveva importanza che fossi stanca, che non avessi alcuna voglia…ci insegnano da piccoli a perseverare, a sacrificarci, a tenere duro per raggiungere un risultato….che poi chissà cosa davvero otteniamo?! “La meta non è mai la meta, ma il viaggio che compi per raggiungerla” tristemente vero..

“Hai preso un impegno e va conseguito, anzi devi riuscire in quello che fai

DEVI FARE DEL TUO MEGLIO” Ma se il “mio meglio” é più di quello che avrei voglia di fare e dare?!

Chi più chi meno i genitori in buona fede ci insegnarono a crescere vincenti, proiettandoci in questo mondo che sarebbe stato guerra, avremmo dovuto combattere per farci spazio…. ma abbiamo mai considerato il prezzo di certe vittorie?

Dalle medie studiare come se non ci fosse nulla di più importante, rinunciando prima ai weekend fuori porta, alle amicizie, ai concorsi e agli stage di danza, agli scout e ai campi, alle passioni, crescendo impari in automatico a rinunciare anche agli amori..

Quelle 15 ore di danza a settimana come fossi prossima per la Scala, non importava addormentarsi piangendo per i campi, l’acido lattico e il dolore costante alle ginocchia…tutto è dovuto

Oggi mi domando se la risposta non l’avevano già trovata coloro che saltavano “sciallatemente” la scuola, marinavano, fumavano e bevevano….un 3 ed una nota disciplinare non li smuoveva.
Oggi più che mai non so dove andare? Cosa sto facendo, che strada ho intrapreso o dove mi porta? Ma soprattutto per quanto mi impiegherà …..

Vorrei te, capace di consigliarmi, capirmi e forse ascoltarmi…

Ho perso un tutt’uno smarrendo te

Ma oggi ho un muro se ti cerco, un oceano di interrogativi…una scala di valori che fa acqua e principi spersi alla riva, in attesa di essere alimentati dal mare

Lei che avanza, ad ogni debolezza, si erge più forte dentro di me, ed è tardi quando mi sento male

Sono giovane e inesperta ne sono consapevole, ma troppo spesso mi pare di arrancare nel buio, in attesa di una risposta, una presa di mano che mi porti altrove senza chiedermi il permesso

Siamo la generazione degli eccessi, eccessivi nell’impegnarci, nel cedere, nell’abbandonare, nel provarci ancora ancora ancora con lo spirito del “barcolla ma non molla” …non abbiamo più quel certo,equilibrio che ci tiene in piedi…

Siamo la generazione della disoccupazione, che si è vista spaventata dalla crisi economica tuffatasi nel nostro mondo; parlano della bolla immobiliare americana gli economisti, ma noi sentimmo lo spavento troppo tardi, troppo dopo da quel famoso 2006.

Quando nelle case si era già insediato il timore, il risparmio, le precauzioni che prima non si avevano, per fare da materasso alla disoccupazione che presto avrebbe toccato quasi ogni famiglia, direttamente o meno, implicitamente o no, con amici e parenti…

Ed ora ci siamo noi qui in mezzo, a farci spazio fra i contratti a tempo determinato, le clausole vessatorie, le condizioni di precariato, gli stagisti e tirocinanti non retribuiti, l’illegalità legalizzata nei voucher ….

Come se a voler restare, a volerci provare a vivere il tuo paese, amarlo ed aiutarlo, fosse un tentativo sadico, masochista e folle di chi lentamente aspetta la sua disfatta

Il messaggio non é più criptato: o fuggi o in Italia anneghi, non c’è più spazio per chi desidera cambiare le cose nel suo piccolo

Come se laddove non sei il figlio o il figlio dell’amico non ci sarà occasione, che sia tramite concorso pubblico, colloquio, bando o qualsiasi altro mezzo di assunzione apparentemente equo ed efficace, hai perso in partenza se non hai la strada spianata da qualcuno

E allora incornicia i tuoi titoli di studio nella cameretta, che le mamma li spolvereranno soddisfatte e intanto il Mac Donald avanza con il nuovo progetto “scuola-lavoro” una vera opportunità o un metodo più scaltro per non pagare i dipendenti?

Forse ti salva la consapevolezza dell’ “uno su mille ce la fa”, casisticamente potrebbe poi essere il tuo vicino di banco che ti copiava il compito all’esame

La meritocrazia è degli stolti, oggi si vive di prepotenza, arroganza e superbia
Poi ti chiedono perché ti spaventi l’avvenire, perché vorrei una persona con cui affrontare quello che ci aspetta!
-Chi dice marchiato chi dice macchiato

Indelebile c’è solo un destino segnato-

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3 commenti

  1. Purtroppo, a fronte di tanto impegno, che è costato la rinuncia all’infanzie e all’adolescenza (un prezzo già di per sé troppo alto da dover pagare) i giovani non hanno ricevuto niente in cambio: Capisco l’amarezza e condivido lo sdegno per la corruzione che impedisce loro di sperare almeno nell’equità dei concorsi!

    1. Grazie Silvia! Era un semplice sfogo, si prosegue comunque e ci si prova:)

  2. Purtroppo e vero, l’Italia ha rinunciato ad essere una nazione industriale, le politiche dei governi degli ultimi 10/15 anni hanno distrutto quanto era stato creato negli anni dal 60 al 90 pensando solo a vessare i cittadini e le aziende di nuove tasse, la crisi iniziata nel 2006 e ancora in corso ha fatto il resto. Mia figlia ha 18 anni e ha appena iniziato gli studi universitari ma è perfettamente consapevole che il lavoro lo cercherà fuori confine.

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