4 anni in un furgone

Rimpiangi di non aver studiato a Genova? Mai!

Ed in fin dei conti è un “mai” vero.
Non rimpiango di non essere rimasta vicino casa, a due passi dai problemi e dalle false sicurezze.
Non rimpiango quella scelta difficile e spaventosa che feci, quando non avrei probabilmente potuto/dovuto permettermela perché ancora troppo debilitata e fragile, non rimpiango di aver deciso radicalmente e irremovibilmente di andare a vivere via, di ricominciare altrove, da capo, da sola. Quando nessuno era d’accordo, nessuno era sicuro o convinto!

E non la rimpiango neppure oggi, in procinto di una probabile fine, nonostante tutte le complessità incontrate, le lacrime versate e gli avvenimenti accaduti
Entrata con un Amore, uscita con un altro. In mezzo non indifferenti esperienze e peripezie.
I night, l’alcool, le conoscenze, i rimpiazzi e i mancamenti.
Laddove mi mancavo persino io, non ritrovandomi più guardandomi riflessa nello sguardo di nessuno.

Non dimenticherò credo mai questi anni Pavesi, questo collegio, talora forte sicuro, tal’altra prigione.

Qui dove tutte sanno tutto di tutte, i muri inesistenti, gli spazi condivisi, come i problemi. Gli scoop di tutti e la privacy di nessuna.
160 ragazze è un ambiente che non puoi ignorare o scordare.
160 idee, opinioni e pensieri che non concorderanno mai abbastanza.

Oggi che me ne esco porto nel cuore le cene infinite, improvvisate, immense. Inscatolate nelle varie camere di qualcuna, dove tutte erano accette senza condizioni; i pasti a base di tonno in scatola e piselli per la non voglia di fare la spesa, l’acquisto dell’ultimo minuto per il vino e la birra prima che chiudesse il Carrefour… le sbronze, drastiche e forti sbronze che mi aprirono sovente gli occhi, laddove mi nascondevo dietro un dito; le notti di perdizione, in strada, in stazione, a Milano, a Lodi per sbaglio, nelle hall degli alberghi e in centrale… che non saprei nemmeno più riportare.
Il bus a conduzione familiare delle 4 del mattino per tornare a casa. Il tea caldo per risuscitare quel poco di voce indispensabile per trovare un passaggio. Gli esami tentati, provati per sbaglio e talora riusciti, le full immention fino alle 5 di notte, dove la birra diminuiva e la pagine da studiare aumentavano in modo inversamente proporzionale.
Le mattine ancora sbronza trascinata in aula per l’importanza del prendere appunti, laddove su quei quaderni avrei potuto scrivere qualunque cosa col senno del poi
I rientri a tarda notte, nel freddo, con gli autostop e gli incontri più improbabili.

Ma quelle notti…che sapevi solo dove, quando iniziavano e null’altro. Quelle in cui rimani a dormire fuori, quelle in cui torni con uno sgabello rubato da un locale o con un cartello stradale di divieto di sosta cui non potevi fare a meno…quelle in cui tutto è possibile e nulla era precluso!

I flirt, le amicizie, i baci strappati, le notti insonni e quelle abbracciate.
Le serate tutte in camera assieme, a volte solo a ridere senza dire nulla o forse dicendo tutto.

Le feste collegiali, i salotti… le prevendite e la loro mancanza, dunque le entrare furtive, quelle abusive, quelle sgamate e quelle riuscite..
La goliardia, la Matricola, le uscite, la disperditio, le traslatio, la novilatio, le umiliazioni subite e restituite, le confessioni fatte, pentite e tradite, gli sbagli commessi, le falsità, le bugie e le imprudenze

Furono begli anni, gli anni universitari che un po tutti meritano di vivere in un modo o nell’altro e che oggi sono contenta di poter dire conclusi.
Perché non sentirei più miei, perché sarebbero innaturali ed impersonali
Perché non metterei più il cuore nel fare alcune fra le cose più stupide che potessi fare.

Ancora nella mente però le persone conosciute, le amicizie create, vissute, esasperate, distrutte e tradite, quelle rifiorite, quelle mai sepolte, rinvigorite e mantenute, quelle riscoperte, quelle che a volte si reggono a fatica, ma per inspiegabili motivi perdurano negli anni

Non dimenticherò mai tutto questo, questa città piccola, caotica e paesana, che mi ha dato un rifiugio quando non lo trovavo altrove
Con la sua nebbia mi ha mitigato i dolori, con il suo clima mi ha raffreddato i rancori, con la sua serenità e tranquillità mi ha ridato calore

La prima casa, un rudere in Via dei Mille. Mi sembra un altra vita quando tutto era preciso, perfetto ed invivibile
Quando entrare in quella camera era qualcosa di esclusivamente mio ed ancora insicuro

Non dimenticherò il senso di casa che mi ha dato questo collegio, quando fuggire era impossibile, ma qui tutto pareva affrontabile.
Grazie Pavia per avermi ospitata, istruita, protetta, fatta crescere e lasciarmi oggi proseguire felice di averti vissuta.

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8 commenti

    1. Grazie 🙂 davvero!

      1. Mi piace seguirti… se ami mangiare guarda il mio sito http://www.peccatidigola568.com... ti aspetto!

  1. Darkon Draconius · · Rispondi

    Sei davvero una persona interessante, che ha dei vissuti molto profondi e li illustri molto bene. Mi piace anche a me seguirti.

    1. Grazie Darkon
      Lusingata 🙂

  2. Un pezzo di vita intensa che ti ha fatto crescere bene direi…nonostante tutto. Complimenti nel racconto il tuo scrivere è fluido e trascinante e coinvolgente. Incanti il lettore. Brava

    1. Grazie, grazie davvero!!:)

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