Io ed il Mare, casa

Mi spiace? Forse si, ma si sopporta!
La cosa peggiore è che si inizia a sopportare, in “un mondo che è quel che è”.
Ogni tanto tornare a casa è così forte!
È forte da essere bello, per gli amici che vedi dopo tanto. Le cene e l’atmosfera natalizia che grazie a qualche amico speciale riesci a percepire, laddove mamma fa il Grinch anti-natale e quest anno non posso biasimarla.
È forte per I Passati che ogni tanto speri di aver chiuso, ma ti mancano. È vederli è ancora qualcosa di toccante.
È forte per la nostalgia che provo, della bambina che ero, della serenità che un giorno mi sentì strappare via. Per i ricordi, quegli ammassi di spezzoni di vita che si accalcano nella mente a seconda di dove vado, cosa vedo e rievoco. Mi rigettano in un passato che mi pare quasi altrui dopo tanto tempo, che non so se riconosco ancora, se ho mai accettato, se riesco ancora a vivere; allora mi manca il fiato, arrossisco e mi sento mancare per l’intensità di quei momenti, ancora indelebili, ancora in me, in me per sempre, come un tatuaggio invisibile e perenne.
Casa, la famiglia, i rapporti spezzati e quelli trascinati, le litigate, quelle brutte, quelle prolungate per giorni, fatte di violenze e minacce, quelle in cui con il cuore a palla, che pareva battere da fuoriuscire, intervenivo con tutto il coraggio che non avevo, compensato dall’odio e dalla disperazione che provavo. Piccola cercavo di fare da cuscino, di disinnescare e calmare. Oggi sono come loro, scatto alla prima.
Oggi mi sento l’errore prodotto da quel vissuto e sento ancora l’odore di quella paura in quella casa.

Allora un’ altra fuga, per allontanarmi da dove non posso fuggire, cercando asilo anche dove non ho più fissa dimora, porto sicuro dove attraccare. Mi sento nuovamente senza casa, su di un treno da cui forse vorrei non scendere per non rimettere piede in quella che mi si creò intorno come Vita, quasi che nemmeno me ne accorgessi la stavo già vivendo.

Ma c’è una cosa che ritrovo ogni volta a casa, soprattutto a dicembre si fa speciale, con un freddo ligure debole, che è tutta apparenza e poca sostanza, il vento di quei luoghi. Quell’immensa distesa di acqua salata, che mi calma come nessuno mai riuscì; così fuggì in spiaggia.
Dove non c’era un sola anima ed è bellissimo, come piace a me! Sola, confusa e pensierosa, in compagnia di quelle onde, sonore e docili quando indietreggiano lasciando un poco di schiuma..

I bambini sulle giostre del luna park poco distanti e i genitori in attesa di poter tornare a casa, intontiti da quella musica disco-pop truzza e dal caos di quel pomeriggio domenicale. Anche loro attoniti nei loro pensieri, come me, cercano il mare. Magari per evadere un istante o solo chiedersi come sono arrivati lì nella loro vita, ai figli, alle domeniche con loro mentre il marito guarda la partita; nello sguardo tanti interrogativi.

Nonostante lo strascico di musica che ancora si percepisce. Ci siamo io e il Mare, che un po sento mio in quel luogo, perché è di mio utilizzo fin da piccola e lì ritrovo la mia intesa con lui.
Quella immensa distesa di particelle d’acqua, in costante movimento e fluttuante. Che fu sempre presente ad ogni mia grande difficoltà.
Guardavo l’infinito del mare per ore anche quando mio padre era in carcere e cercavo un contatto con lui aldilà delle lettere, della chiamate concesse e dell’orario di visita subito dopo scuola. Guardavo il mare e cercavo anche lui in quell’infinità, cercavo ingenua di essere con lui ovunque fosse, comunque stesse.
La stessa distesa, talora piatta talaltra travolgente, che ammiravo silenziosa mentre stavo lentamente scomparendo. Trovavo nel mare conforto anche quando non avevo le energie di guardarlo e mi risentivo ancora forte come in verità non ero più.

Sentendomi anche io parte di quell’infinità di goccie d’acqua, mi sentivo una di loro; laddove non sapevano cosa facevano, dove erano e perché, esistevano come ogni altra e si muovevano seguendo il flusso della corrente, come io avrei seguito quello della vita; trovavano una loro dimensione in quello spazio che sembrava così esteso ed infinito e che per me è il mondo.
Ancora il mare mi diede sostegno gli inverni che tornavo a casa dall’Università. Stanca ed esausta di quell’amore che non riuscivo ad abbandonare. Quante risposte cercavo nel mare, nel dubbio di una sessualità indefinita, di un amore sofferto, patito e trascinato; cercavo in quel mare un salvagente che le persone non mi davano più.
E lo stesso guardavo anche ieri, lo stesso mare di sempre, che mi ha vista fissarlo per ore nelle più diverse circostanze, mi ha visto ieri sorridergli finalmente.
Innamorata e felice, oggi.
Io e il mare ce l’abbiamo fatta ! Ho trovato anche io una mia dimensione in questo flusso imperterrito di esistenze. Non so se e per quanto questa mi farà da casa, ma oggi guardo il mare e sorrido per tutto quello successo, accaduto e cambiato.
E sorrido anche per tutto quello che succederà, per i drammi preannunciati, per i rischi percepiti e le responsabilità sbagliate assunte.

Sorrido e penso che in qualche modo proseguirò e ogni tanto verrò ancora a sbirciare il mare, dal mio luogo ed a ricercare quella pace che sa donarmi e che temo mi servirà sempre .

Mi ha insegnato che anche quando ci si scontra violentemente contro le roccie e gli scogli si può indietreggiare e ritirarsi, per sbatterci contro più forte.
Uno scontro continuo con la realtà.
Che insegna a vivere.

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4 commenti

  1. Sî Viola, il mare è il nostro rifugio… ci insegna a rialzarci ogni volta che ci abbattiamo, che scontriamo la roccia. Potente e grandioso ci dice che siamo abbastanza forti da riporvarci e vincere

    1. Grazie Laura, è quello che credo anche io:)

  2. Il mare …. panacea per me ….. e per la mia anima inquieta ❤

    1. Il mare è la cura di chiunque lo sappia ammirare 😉

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