Nevermind…It will be okey…I think.

Non dovevi…., insomma non avresti dovuto fare, dire, andare…..

Era evidente che…. lui è…tu….la distanza….la differenza….
Ma ci credevi per davvero? ……era prevedibile che…..
Morto un Papa se ne fa un altro….quando si chiude una porta si apre un portone….”

Ma cosa ne sanno le persone di quello che è stato, di quello ha significato, di quello che ho perso, di quello che manca e di quanto mi manca, di quanto sia brutale e innaturale una fine del genere.

Ciascuno sentenzia, ognuno sapeva già…eccetto me.
Ammetto, non sapevo sarebbe andata così, non lo prevedevo e non lo immaginavo, ma è andata.
Allora mi restano i ricordi, i ricordi che stringo forte ogni giorno e che ancora non so gestire.

I ricordi di Vilnius, della mia prima convivenza, della mia prima relazione a dire il vero.
Nonostante chiunque mi dirà sempre che sarei dovuta andare sola e vivere a pieno un Erasmus, nonostante abbia ripreso vita in me l’anoressia, nonostante io sia probabilmente stata pesante da supportare, rifarei ognuno di quei mesi, rifarei ogni singolo giorno, ogni momento di vita con te.
Ecco, se potessi cancellerei gli ultimi giorni, così magari da riuscire a dormire, da convivere con una fine normale, fatta di parole, chiarimenti e addii.

Invece nessun addio, nessun chiarimento, ma un ulteriore taglio drastico con la persona cara cui sono stata forzata ed un’altra volta una voragine dentro me che non si da pace. Allora cerco di continuare la mia vita… gli amici, la tesi e poco altro… ma ci sono momenti in cui affondo… gli occhi mi si fanno lucidi, il magone si forma in gola e la mente è tornata a te, si è riaperta una dimensione indescrivibile e inspiegabile, che mi manca da morire e in cui credevo come una bambina.

“A volte credo di non farcela da tanto mi manchi,
poi ce la faccio, ma mi manchi comunque”.

Come quando vedetti l’evento di CS Napoli per la fine dell’anno e scoppiai a piangere in treno, senza senso, senza riuscire a fermarmi; pensando all’anno scorso e pensando a cosa sarebbe stato questo. La signora anziana davanti a me, mi domandò se ero allergica ai mandarini, siccome ne stava mangiando uno.
<<Sono allergica alla nostalgia, mangi serena il suo mandarino signora>>.

Come quando dovetti compilare il form per un praticantato a tempo determinato e l’80% degli studi legali erano a Napoli.
Avrei voluto scriverlo nella candidatura “mi aggrada la vostra offerta, ma a Napoli ho lasciato il cuore e non posso farvi ritorno”.
Allora seleziono Brescia e Padova, ma lì non troverò mai il sorriso di Napoli, ne le sfogliatelle, ne la pizza, ne te.

Non gradivo la pizza prima di conoscerla con te.
Non riuscivo a piangere prima di te, ora piango circa sempre, comunque e dovunque.
Piango anche quando guardo i film, i film d’amore, quelli stupidi che fanno credere alle felicità che non esistono; ho sempre trovato assurdo piangere per film, credevo ci fosse dietro una forma di esibizionismo..forse era solo una sensibile umanità che non sapevo esprimere prima di te.
Non gradivo nemmeno molto la vita prima di te, poi c’è stata la vita con te e tutto è stato assurdamente unico e magico, infine sono finita in una malattia della mente, del corpo e dello spirito.

Poi penso a quel 17 ottobre 2017, mamma ha sempre detto che il 7 era un numero maledetto…era forse anche il tuo numero prediletto….
Probabilmente alle ore 17 di quel giorno ero in lacrime a casa di tuo padre, probabilmente a quell’ora speravo ancora ti saresti fermato.
Speravo avessi richiamato la polizia affinché non venisse.
Speravo non mi lasciassi uscire per andare via, a piedi alla cumana di Soccavo, poi a Montesanto per la via in cui ti incontrai la prima volta ed infine la metro per la stazione di Garibaldi.
Speravo da qualche parte ti saresti fatto trovare, perché sapevo che altrimenti sarei forse partita per l’ultima volta da Napoli.
Nonostante tuo padre mi dicesse, che quando tornavo e quando avremmo fatto pace, avrei dovuto farti capire la gravità di quello che avevi fatto.

Lui non sapeva

che, per me, eri andato oltre; seppure anche io, alle volte, volevo immaginare fosse tutto superabile.

Non te la ho mai fatta capire la gravità di quanto hai fatto e non so, tutt’oggi, se tu la abbia compresa, ma fa nulla. Forse non sarebbe servito capire più di tanto, la situazione era degenerata ed io sono fuggita, senza voltarmi questa volta.

Nonostante l’autista del bus fosse lo stesso del viaggio che avevo appena fatto Milano-Napoli e senza troppo tatto, mi domandò: << É già stufa, signorina, di Napoli? La ha mangiata almeno una pizza, signorina? >>

Ho mangiato la pizza, ho visto il mio ragazzo, gli ho parlato tanto sul suo terrazzo, ho preso un caffè nel bar della sua amica, ho fatto l’amore con lui, ho fatto una doccia e poi mi è crollato il mondo addosso. Ma questo non va detto.
La mattina <<ti amo!>>,

il pomeriggio <<ti denuncio!>>.

Speravo che apparissi alla stazione dei bus per chiedere scusa, abbracciarmi forte e ricompormi.
Speravo la notte non entrassi in ogni mio profilo, per violarmi ancora una volta, come se non fosse stato sufficiente quanto avevi appena fatto.
Speravo il giorno dopo rinvenissi e non continuassi…
Ed invece la richiesta di 5000€ per un computer danneggiato;
l’invenzione di altri pc, soldi, telefoni e non ricordo cos’altro;
rinfacciare spese che volontariamente facesti e che mai ti chiesi;
la ricezione di foto compromettenti in segno di minaccia;
le accuse inventate come i furti di non so quanti e quali soldi, il corriere e via di seguito….
le frasi dette a mia madre, per essere solo una mamma che prova ad amare una figlia che è spesso inamabile e una madre che ha adorato anche te, nonostante le scenate, le assurdità e le impulsività che ti contraddistinsero.
La incolpai parecchio sai, nei giorni seguenti… per non avermi mai ostacolata nell’amarti, perchè aveva visto qualcosa di bello di te che sentivo anche io e in cui mi piaceva credere.

Speravo non avresti mai usato quello che ti avevo confidato contro di me, le mie paure, la mia famiglia, gli errori che commisi e cui tentai di porre rimedio, le mie fragilità.
Speravo non avresti mai neanche lontanamente pensato di usare delle foto e dei video come minaccia.
Speravo non ti saresti mai permesso di toccare il blog, una posto privato e segreto che ti avevo svelato per renderti parte della mia sfera più intima e personale.
Speravo non sarebbe mai andata come è andata.

12 commenti

  1. Chiamalo…. Credo voi abbiate bisogno di parlare, prima che sia davvero tardi, da quello che ho capito ti ama ancora. Ha sbagliato e sono certo o sappia per questo ti rispetta. Sono certo stia morendo dentro anche lui. Piuttosto prova tu a perdonare. Se c’è amore e le difficoltà si affrontano assieme tutto si può affrontare e superare. Non lasciare morire ciò che potrebbe essere grandioso. Non lasciare morire il vostro amore, non lasciare che lui vada via per sempre non solo da Napoli, ma dall’Italia, non lasciare che perda tutto, solo perdendo te…Ti ama… Provaci

  2. Nessuno sa come andrà finire e se solo riuscissimo a saperlo prima non saremmo capaci di vivere le stesse emozioni e, a volte, neppure saremmo in grado di iniziare una relazione

    1. L’inconsapevolezza dell’essere, che rende tutto così appetibile ed orribile 😉

  3. Un abbraccio… Nessun altra parola

  4. Ho messo il mi piace..ma non mi piace..mi si è stretto lo stomaco

    1. Anche a me nel viverlo, lo stomaco, il cuore, la mente, ma soprattutto la vita si è fatta stretta stretta.
      Ma tutto ha un perché, troverò anche la ratio di quanto accaduto, per il momento grazie ❤

  5. Ξɱ∆ζЄП · · Rispondi

    “Vedo dal buio come dal più radioso dei balconi.
    Il corpo è la scure: si abbatte sulla luce scostandola in silenzio fino al varco più nudo
    – al nero di un tempo che compone nello spazio battuto dai miei piedi una terra lentissima
    – promessa.”

  6. Ho i brividi, hai dato voce a tante emozioni che ho provato anche io

    1. Mi dispiace che qualcun altro le abbia provate, ma sono felice se ti sei sentita anche per poco compresa. Esprimere spesso ha più rilevanza di quanto non sembrerebbe 🙂
      Un abbraccio

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