E se poi desidero sparire ?!

Poi comprendi che non ce la fai
Ti manca troppo
Ti manca alcuno, che possa farti sentire Te.

Allora prosegui,
piangendo,
però piangi tanto.

Scrivendo, perché speri che la scrittura regali soluzioni.

Non resta che magone, alcool e confusione.

Merito ciò che sono,
merito l’esistenza
sono colpevole di Pensare

7 commenti

  1. Nessun merita di stare male

  2. Mia Carissima Soffio, in base alla mia esperienza, scrivere non dà necessariamente soluzioni, però aiuta a dissipare un po’ alla volta la confusione, favorendo in questo modo l’emergere della soluzione, la quale, ovviamente, sta al di là della griglia di pensieri nella quale, problematicamente, ci muoviamo.
    Non c’è alcuna colpa nel pensare, ma solo merito: i pensieri sono una forma di manifestazione del nostro stato interiore. Colpa c’è soltanto nel prenderli alla lettera e nel non volerli indagare ulteriormente. Se ho un certo tipo di pensiero doloroso, è opportuno che io indaghi la sua origine, che, come tutte le origini, lo trascende. Il problema è che non è possibile compiere questo esercizio da soli, perché i nostri moti interiori non sono liberi, bensì condizionati dai nostri traumi irrisolti, che producono le nostre resistenze, le quali a loro volta definiscono gli argini del nostro pensiero; cosicché questo finisce a un certo punto per assumere i connotati di un circolo che continua sterilmente e stucchevolmente a ripetersi. È per questo motivo che scrivere – che indubbiamente ha il merito di aiutare a vedere con un po’ più di chiarezza i propri pensieri – non basta, ma è necessario, per indagare se stessi, affrontare impegnativi lavori di “crescita personale”, come usa dire adesso. Di ciò si era già reso conto Platone, nella sua famosa tesi della superiorità del dialogo rispetto alla scrittura, pur non negando ad essa un certo valore euristico.
    Senza dubbio ti meriti questa esistenza e di essere te stessa, stupenda anima che sei. Un’esistenza che, tramite il dolore, ti sta chiedendo lancinantemente di indagare nelle tue profondità. L’alcol, come ogni altro stupefacente, purtroppo non favorisce questo tipo di indagine; anzi, la ostacola, producendo lì per lì un artificiale ottundimento, che alla fine si risolve in un aggravamento della confusione. L’ingrediente più importante per questo tipo di indagine è il coraggio, e la fiducia che esista un ordine bello e buono sottostante le nostre esistenze. E l’indagine nei profondi meandri della nostra psiche ha proprio questo scopo: vedere i nostri traumi e sciogliere, tramite la profonda comprensione dell’insegnamento che inevitabilmente portano con sé, i condizionamenti che ci procurano, in maniera tale che, sciolti questi, il meraviglioso ordine interiore della nostra esistenza possa manifestarsi pienamente, non avendo più vincoli distorsivi tramite i quali penosamente sgusciare (circostanza, quest’ultima, che produce le forme a noi ben note di malfunzionamento delle nostre esistenze).
    Ti sono vicino con tutta l’anima e il mio cuore palpita all’idea che tu approfondisca questa indagine al cuore di te stessa. Che tutte le forze dell’universo a te vicine ti siano d’aiuto.
    Aloha

  3. Amati un po’ di più e vedrai che sarai pronta a restare ed essere e non di sparire… Un abbraccio forte 🌹

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